Poco più di un mese fa, il 10 dicembre 2021, il responsabile della task force Covid e della campagna vaccinale in Israele Arnon Shahar (foto) dichiarava: «A cinque mesi dalle terzo dosi stiamo vedendo che gli anticorpi neutralizzanti, la memoria immunitaria cellulare e l’immunità generale sono più alti che dopo la seconda dose. C’è un lieve calo degli anticorpi, ma non è quello che ci interessa perché l’immunizzazione non si basa solo su questo. Siamo molto soddisfatti del risultato».

Oggi, a un solo mese di distanza, il primo ministro Naftali Bennett ha dichiarato che i dati del Centro Medico Sheba sembrano indicare che la quarta dose garantisce una protezione «molto migliore» sia dai contagi sia dall’eventualità di ammalarsi in modo grave. I dati preliminari, ha concluso, hanno evidenziato un calo di anticorpi già dopo tre mesi dalla terza dose.
Cosa ha determinato un cambio di valutazione così importante? Certo, è arrivata Omicron, ma non dimentichiamo che i vaccini sono gli stessi dell’inizio. E la terza dose garantiva, secondo Shahar, un’ottima protezione anche in presenza di un «lieve calo» degli anticorpi (perché in effetti gli anticorpi non sono tutto). Intanto, il 12 gennaio 2022 in Israele si sono registrati oltre 80mila casi, un record assoluto per la piccola nazione mediorientale. Bassissimo, tuttavia, il numero dei decessi in quel giorno: solo 16.
