Disagreement is not hate. Non ti odio, la penso diversamente da te. Mi sono imbattuta in questa frase fulminante – e purtroppo non più ovvia – leggendo della sconcertante vicenda della professoressa Kathleen Stock, dimessa dal suo incarico di docente di filosofia alla University of Sussex a seguito di un’incessante campagna di linciaggio e #characterassassination.
Motivo di tanto odio? Il fatto che Stock, femminista convinta e omosessuale dichiarata, abbia espresso perplessità sulla teoria gender e criticato alcune conseguenze della self-identification. Stock si è inoltre detta contraria al Gender Recognition Act, la legge che in Gran Bretagna consente il riconoscimento legale del genere acquisito con una semplice diagnosi di disforia di genere.

Dopo aver espresso queste opinioni, Stock è stata duramente attaccata da gruppi di studenti LGBTQ+, che l’hanno definita “pericolosa” e ne hanno chiesto le dimissioni. Nonostante il pieno appoggio ricevuto dalla professoressa da una serie di autorità pubbliche e private, inclusi membri del governo, lo stesso premier Suniak e altri accademici, Stock alla fine ha scelto di dare le dimissioni, decisione definita “una monumentale vittoria” dagli studenti che, in effetti, volevano ottenere proprio questo risultato. Eliminarla dal corpo docente.
Fin qui la storia, riassunta per sommi capi. La cui contro-morale potrebbe essere, appunto, che “disagreement is not hate”. Se la penso diversamente da te, non vuol dire che ti odio. Sembra ovvio, ma purtroppo non lo è.
P. S. In un encomiabile rigurgito di libertà, lo scorso maggio la Oxford Union Society ha ospitato una conferenza tenuta da Kathleen Stock. Per compensare, l’organizzazione (che si definisce paladina della libertà di parola) ha offerto “sostegno assistenziale” (welfare support) agli studenti che si fossero sentiti urtati nella loro sensibilità dalle parole della professoressa.
